Discriminazione sessuale: la Cassazione condanna la Pubblica Amministrazione a maxirisarcimento per omofobia

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, la n.1126/2015, ha rafforzato ulteriormente il diritto alla privacy delle persone. Il caso di specie ha riguardato un uomo che si era dichiarato omosessuale nel corso della visita di leva, rimanendo così esonerato dal servizio militare, ma che dopo qualche tempo si era visto notificare dalla Motorizzazione Civile un provvedimento di revisione della patente di guida e la predisposizione di un nuovo esame di idoneità psico-fisica. Sentitosi offeso, l’uomo decideva di agire in giudizio contro i Ministeri delle infrastrutture e della difesa che, a suo giudizio, avevano palesemente violato il suo diritto alla privacy.

La Cassazione gli ha dato ragione accogliendo il ricorso e stabilendo che “il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identità sessuale è espressamente ascritto al novero dei diritti inviolabili della persona di cui all’art. 2 Cost., quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità (Cass. 16417/2007), mentre, sul versante della tutela penale, si è ritenuta necessaria una effettiva e realmente afflittiva tutela repressiva con riguardo al reato ingiuria (come affermato da Cass. pen. 24513/2006)”.

“La parte lesa – sostiene la Corte – è stata vittima di un vero e proprio (oltre che intollerabilmente reiterato) comportamento di omofobia. La gravità dell’offesa, requisito la cui indubbia rilevanza ai fini della quantificazione del danno si desume, sia pure al contrario, dalle stesse sentenze delle sezioni unite di questa Corte dell’11 novembre 2008, appare pertanto predicabile, nella specie, con assoluta certezza”.

L’importanza innovativa della sentenza sta proprio nel fatto che i giudici di legittimità per la prima volta hanno evidenziato come “il comportamento delle due amministrazioni ha gravemente offeso
e oltraggiato la personalità del G. in uno dei suoi aspetti più sensibili e ha indotto nello stesso un grave e vessatorio, nell’esprimere e realizzare la sua personalità nel mondo esterno”.
Gli ermellini sottolineano come, dal malaccorto tentativo della Corte territoriale di edulcorare la gravità del fatto, riconducendola ad aspetti soltanto endo-amministrativi, non pare revocabile in dubbio che la parte lesa sia stata vittima di un vero e proprio (oltre che intollerabilmente reiterato) comportamento di “omofobia”.
Inoltre ritenuto non congruo il risarcimento del danno quantificato dalla Corte d’appello in soli 20 mila euro, oltremodo diminuito rispetto a quanto stabilito nella sentenza di primo grado (100 mila euro), la Corte di Cassazione ha cassato con rinvio la sentenza impugnata dal ricorrente, accogliendo il ricorso principale, e rinviando il giudizio alla Corte di appello di Palermo per una congrua quantificazione del risarcimento del danno.

Vai alla sentenza n.1126/2015.

Mena Cirillo

Mena Cirillo

Avv.P. abilitato iscritta al Foro di Nocera Inferiore (SA) e curatore del sito consultolegale.com.
Per appuntamenti e contatti menacirillo@gmail.com
Mena Cirillo

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