Credito Irap, ecco come ottenere il rimborso dal Fisco

L’Irap, l’ Imposta Regionale sulle Attività Produttive, fu istituita dal governo Prodi con decreto legislativo del 15 dicembre 1997 n. 446. Nata con l’obiettivo principale di finanziare il nostro Servizio Sanitario Nazionale come quota parte della spesa pubblica, l’irap è divenuta la tassa meno amata dal mondo imprenditoriale, in quanto trattasi di imposta proporzionale al fatturato e non all’utile di esercizio. Sono soggetti passivi d’imposta: le società di capitali; gli enti che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di una attività commerciale; le amministrazioni pubbliche (Stato, Regioni, Province, Comuni, ecc.); gli enti non commerciali residenti; le società e gli enti non residenti di qualsiasi tipo; le società in nome collettivo e le società in accomandita semplice; le persone fisiche esercenti attività commerciali o di lavoro autonomo ad esclusione dei soggetti rientranti nel regime dei minimi; i produttori agricoli (solo se non esonerati).

La Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con la sentenza n.434 del 14 gennaio 2015, ha dichiarato che “il credito IRAP costituisce un ordinario credito del privato
verso la P.A. azionabile nelle consuete forme del rimborso e non in quelle del riporto nell’anno d’imposta successivo, non essendo ciò previsto dalla disciplina IRAP ed escluso dalla disciplina dettata per la cessione di crediti in materia di imposte dirette, che contempla invece il solo rimedio del rimborso nelle forme prescritte dal regio decreto del 1923. Non constano nella normativa secondaria (DM di approvazione dei
modelli) e nella prassi amministrativa (istruzioni, circolari, risoluzioni, etc.) determinazioni di diverso segno”.
La Suprema Corte di legittimità ha dunque chiarito che il solo rimedio per ottenere ciò che si è pagato in più o comunque usufruire del credito Irap, è l’utilizzo della forma del rimborso.
Non è dunque possibile, per questa particolare forma di imposizione fiscale, portare l’eventuale credito in detrazione nella dichiarazione relativa all’anno di imposta successivo, poiché ciò non è previsto da alcuna disciplina legislativa in merito.
Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso che l’Agenzia delle Entrate aveva proposto contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Regione Marche che, in merito all’appello proposto dal contribuente parte in causa, aveva annullato la cartella di pagamento notificata dall’amministrazione finanziaria per il recupero di Iva e Irap ai sensi degli articoli 36-bis del DPR n.600 del 1973 e 54-bis del DPR n.633 del 1972, dichiarando dovute le
sanzioni previste dall’articolo 8 del decreto legislativo n.471 del 1997.
I giudici ermellini, ritenendo che “in materia di imposte dirette, non vige il regime armonizzato di neutralità e, dunque, non sussiste l’esigenza di rilievo comunitario di salvaguardarne il funzionamento anche nelle cd. trasformazioni sostanziali soggettive. Né v’è ragione di distinguere le pure e semplici cessioni di crediti
d’imposta, da quelle comprese in cessioni d’azienda, attesa l’identità dei due fenomeni giuridici e delle relative ricadute fiscali.

Qualora vanti un credito Irap, il contribuente dovrà dunque ricordarsi che questo tipo di imposta è indeducibile dalle imposte sui redditi e l’unica modalità per recuperare il credito è chiedere il rimborso all’Agenzia delle Entrate.

Vai alla sentenza n. 434/2015 della Corte di Cassazione.

Mena Cirillo

Mena Cirillo

Avv.P. abilitato iscritta al Foro di Nocera Inferiore (SA) e curatore del sito consultolegale.com.
Per appuntamenti e contatti menacirillo@gmail.com
Mena Cirillo

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